Poche cose sono in grado di trasmettere una gioia vera, una felicità che entra senza fatica dentro al cuore e che, poco a poco, si diffonde in ogni fibra del corpo e si radica, come a non voler più andar via.
Poche cose fanno stare davvero bene, e nel momento in cui si fanno trasmettono così tanto e avvolgono così interamente da non poter pensare più ad altro, se non alla strana sensazione che si sente dentro sé.. quella di sembrare per un attimo un pochino rialzati da terra, quella di poter respirare a pieni polmoni come se non ci fosse nulla ad impedire il passaggio dell’aria..
Loro ci sono riusciti.
Ma loro non sono delle cose, non lo sono affatto..
Prima dell’anno scorso molte cose erano diverse.. oltre alla scuola, ero impegnata come il mio gruppo e la danza, e queste attività mi hanno dato grandi soddisfazioni, dall’incisione del nostro cd, a tutti i concerti fatti anche in trasferta, dalle lezioni normali ai meravigliosi saggi..
Momenti che vanno e non tornano più, ma che restano chiusi per sempre in un angolo che non conosce il buio.
Oggi posso dire che qualcosa è cambiato. Non ho più la musica e la danza, ma ho conosciuto qualcosa che mi sa donare le stesse forti emozioni, ma con qualcosa in più.

Loro sono tutto.. Sono il dolore, la gioia, le piccole ferite, la serenità, le lacrime, i sorrisi, i piccoli dispetti, gli abbracci, i capricci, i momenti di felicità, le ginocchia sbucciate, i giochi, la tenerezza, la purezza..
Loro sono ciò che hanno reso le mie giornate più felici.
Non riesco a descrivere ciò che sento dentro di me quando varco quella porta.. la piccola discesa apre la via su un immenso salone, che nonostante la sua grandezza non è mai vuoto.. anche poche presenze sanno riempire ogni spazio, come se un gigantesco sole illuminasse tutto con la sua intensa luce..
E poi, mentre scendo lungo quel piccolo corridoio, intravvedo delle piccole ombre che corrono verso di me..
Ad ogni passo queste si fanno più grandi e acquistano corpo e spessore, mentre il sorriso si allarga sempre più sul mio volto..
Arrivo nel salone e vengo letteralmente travolta dalla tenerezza che mi abbraccia, mi bacia e mi stringe forte.. sembra non volermi lasciare andare ed intensifica la stretta..
Io ricambio, completamente rapita da quella piccola magia che mi avvolge e di cui inspiegabilmente sento di non poter fare più a meno..
Loro hanno saputo donarmi qualcosa che mi mancava.. sono riusciti a far sorgere sul mio volto un sorriso sincero e non contaminato da nulla.. sono stati in grado di donarmi un calore grandissimo solo attraverso un abbraccio o una carezza.. sono riusciti a farmi ridere come non mai..
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Ma come faccio a non pensare a loro?
Come faccio a dimenticare Elisa ed Alice che ogni volta che mi vedono mi corrono incontro e mi saltano in braccio?
Come faccio a non essere felice quando mi vengono a cercare per farmi il solletico e farselo fare a loro volta, con il desiderio di farsi rincorrere per tutto il salone e giocare insieme, come ieri?
Sono le piccole fatine che costellano la mia Vita, insieme a tutti gli altri.. le piccole stelle che mantengono il cielo della mia Vita sempre luminoso..
La nuova realtà di cui faccio parte ormai è dentro me e ogni volta è sempre come la prima.. durante la lezione di pallavolo quando tentiamo di insegnar loro le basi non prescindendo mai dal divertimento.. durante i tornei di calcetto... durante la pentolaccia.. durante i giochi di gruppo.. durante le corse per tutto il salone.. durante i meravigliosi campi..
Quest’estate sarà un’altra avventura che non vedo davvero l’ora di vivere..
Non mi importa nulla delle persone che non credono in tutto questo o che credono che sia solo una perdita di tempo.
Forse una volta ci sarei stata male, chiedendomi continuamente perché dovessero essere maligne nei confronti di una cosa bellissima, ma adesso non me lo chiedo più.
Ho capito che è tutto troppo bello per essere offuscato da cose così inutili e vane.
Ho capito che forse tutte le persone che reagiscono con un atteggiamento sufficiente e scocciato ogni volta che gli si racconta di un campo trascorso con i bambini, sono troppo sole.
Ho capito che tutto quello che ho ricevuto finora, nessuno me lo aveva donato, e ora come mai ne ho bisogno..
Io e loro.
Grazie.

Un bambino dai capelli neri si era avvicinato al grande albero e si era seduto ai suoi piedi…
Non parlava, ma dai suoi occhi scendevano piccole lacrime che gli rigavano il viso,
e che rendevano il suo sguardo molto triste e malinconico.
Non sembrava arrabbiato… solo deluso ed infelice, come se gli avessero portato via una cosa a lui preziosa, e non ci fosse la possibilità di tornare indietro…
Sembrava isolato dal mondo, come se nessuno potesse capire il suo dolore, o forse proprio lui non poteva rivelarlo…
Mentre osservava impotente la scena, vide una bambina con un vestito rosa antico
avvicinarsi al piccolo cuore solitario…
Aveva dei grandi occhi marroni e tenere ciocche castane le scendevano sulle spalle con un fare un po’ sbarazzino, assumendo la forma intangibile del vento che continuava a soffiare.
Rimase lì ferma in piedi ad osservare per attimi interminabili
quel bimbo che piangeva
in silenzio sotto il pesco in fiore…
All’improvviso voltò lo sguardo e notò che un piccolo petalo di quel grande albero si era posato sul terreno vicino a lei…
Si chinò e dolcemente lo prese tra le mani, facendo attenzione a non rovinarlo.
Lei da lontano si accorse che quel petalo era proprio il segno che le aveva fatto scoprire la lettera
ed impercettibilmente sorrise, completamente rapita da quella scena.
La bambina si sedette ai piedi del pesco,
proprio vicino al cucciolo d’uomo che aveva ancora
il volto segnato dalle lacrime…
Dolcemente gli porse il delicato petalo…
Il bambino si voltò verso di lei meravigliato,
guardandola con i suoi piccolo occhi castani…
Lei gli rivolse un tenero sorriso. Di colpo il bambino sembrò cambiare…
Ora non piangeva più, ma era perso nell’osservare i grandi occhi di quella piccola creatura
che così delicatamente si era mostrata a lui donandogli un qualcosa di prezioso…
Sembrava che quel gesto avesse riempito di felicità il solco del suo cuore, scavato poco prima dal dolore.
Con lo sguardo più dolce che potesse donarle,
accettò il petalo e teneramente le prese le mani,
stringendole tra le sue…
La bambina, non smettendo di sorridere, strinse impercettibilmente la sue.
Il suo sguardo sembrava dirgli che non lo avrebbe lasciato mai.
(Petali di pesco)


































