domenica, 25 novembre 2007

Sono un po’ combattuta.

Non so se ho fatto bene… ma non ho potuto davvero resistere.

Erano giorni che passando per le scale del mio palazzo lo vedevo lì appoggiato alla parete gialla.
Mi guardava… o meglio io guardavo lui, attirata da una strana forza. E’ come dice Kant nella critica del giudizio, tutto è in noi… la nostra percezione soggettiva fa sì che trasferiamo la nostra esigenza di bellezza sull’oggetto che vediamo con i sensi, cosicché sembra che quell’oggetto sia lì per produrre il nostro piacere… apposta per noi…

Erano giorni che mi chiedevo cosa quel piccolo quaderno racchiudesse… All’apparenza sembrava appartenere ad un bambino delle elementari, ma potevo solo immaginarlo.

Oggi, rientrando a casa, l’ho visto ancora lì e non ho resistito.

Mi sono avvicinata e l’ho preso in mano, sfogliandolo cautamente…

Era un quaderno di poesie.

Attratta dalla prima, ho cominciato a leggerlo fino ad arrivare alla fine…

Mi dispiace di aver violato la privacy di quel bimbo, ci ho pensato solo dopo, ma quel quaderno era così tenero con quei disegni un po’ buffi, gli errori di grammatica, i “bravo”  delle maestre a suggellare un primo giudizio, al quale poi ne seguiranno molti e molti altri…

Leggere quella piccola testimonianza di Vita mi ha fatto sorridere…

Ricordo con molto affetto le scuole elementari, appena posso vado a trovare le mie maestre alle quali sono ancora molto legata ancora adesso.
E’ stato un periodo bello e sereno, come forse lo è per ogni bambino; sento una grande nostalgia che però si tramuta in gioia quando mi siedo e comincio a ricordare, aiutata magari da un mio vecchio quaderno o dalla cassetta di una recita…

Adesso il piccolo oggetto che mi ha fatto venire in mente tutto questo è di nuovo al suo posto, spero che il bimbo venga presto a prenderlo… Gli servirà un giorno, forse ancora più di quanto gli stia servendo ora.

 

 

Ho visto la primavera

È verde

Come una mela selvatica

È allegra

Come un sorriso di un bambino

 

Parla con le parole del vento

Sorride

Con il rosa delle rose

Quando credi che pianga

È solo una goccia della sua silenziosa pioggia.

 

(Poesia popolare finlandese)

 

 

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martedì, 20 novembre 2007

Ci misi molto tempo a capire da dove venisse.
Il piccolo principe, che mi faceva una domanda dopo l'altra, pareva che non sentisse mai le mie.
Così, quando vide per la prima volta il mio aeroplano, mi domando':
"Che cos'e' questa cosa?" "Non e' una cosa, vola. E' un aeroplano. E' il mio aeroplano".

Ero molto fiero di fargli sapere che volavo. Allora grido':
"Come? Sei caduto dal cielo!" "Si", risposi modestamente. "Ah! Questa e' buffa..."
E il piccolo principe scoppio in una bella risata che mi irrito'.
Voglio che le mie disgrazie siano prese sul serio. Poi riprese:
"Allora anche tu vieni dal cielo! Di quale pianeta sei?"
Intravvidi una luce, nel mistero della sua presenza, e lo interrogai bruscamente:

"Tu vieni dunque da un altro pianeta?" Ma non mi rispose.
Scrollo' gentilmente il capo osservando l'aeroplano.
"Certo che su quello non puoi venire da molto lontano..."
E si immerse in una lunga meditazione.

Poi, tirando fuori dalla tasca la mia pecora, sprofondo' nella contemplazione del suo tesoro.
Vi potete bene immaginare come io fossi incuriosito da quella mezza confidenza su "gli altri pianeti". Cercai dunque di tirargli fuori qualche altra cosa:
"Da dove vieni, ometto? Dov'e' la tua casa? Dove vuoi portare la mia pecora?"
Mi rispose dopo un silenzio meditativo:
"Quello che c'e' di buono, e' che la cassetta che mi hai dato, le servira' da casa per la notte".

"Certo. E se sei buono ti daro' pure una corda per legare la pecora durante il giorno.
E un paletto". La mia proposta scandalizzo' il piccolo principe.
"Legarla? Che buffa idea!"
"Ma se non la leghi andra' in giro e si perdera'...
" Il mio amico scoppio' in una nuova risata:
"Ma dove vuoi che vada!"
"Dappertutto. Dritto davanti a se'..."
E il piccolo principe mi rispose gravemente:
"Non importa, e' talmente piccolo da me!" E con un po' di malinconia, forse, aggiunse:

dritto davanti a se' non si puo' andare molto lontano...

Che buffa idea legare una pecora, certo...ma quante volte noi lo facciamo? E d'altronde, perchè non dovremmo farlo? Si perderebbe, incontrerebbe brutte persone, non ritroverebbe più ciò che la rende felice... ma queste non sono forse delle scuse?
Non vogliamo in realtà legare a noi qualcosa che sentiamo che ci appartiene?
Troppe volte in un'amicizia pensiamo che un certo comportamento ci sia dovuto, perchè quella persona è nostra amica.

Certo il concetto di amicizia è un qualcosa di molto importante e implica il rispettare (anzi, più che altro rispettarsi), ma siamo sicuri di essere sempre giusti con l'altro davanti a noi, o spesso dal desiderio di una certa attenzione passiamo alla pretesa?

Credo che questa riflessione sia preziosa, molto spesso capita di valutare solo il proprio universo e non il risultato del nostro agire sugli altri. Sembra insignificante.
Talvolta anche persone che solitamente non peccano di superbia non si accorgono di quanto un loro atteggiamento leghi le persone che gli stanno intorno...

Legare...è un verbo che fa venire alla mente una certa fisicità, ma esistono anche altri tipi di legami, come quello affettivo.
E' stato bello ieri fare un brain storming riguardo a questo argomento; pensandoci seriamente escono fuori aspetti inaspettati e non considerati...

E l'ennesimo "esempio" ci ha fatto capire, proprio con i fatti, quanto sia difficile, una volta legati, ritrovare la gioia e l'armonia di un tempo passato, nel quale non vi erano condizioni particolari da rispettare, per cui se si era fidanzati non si usciva solo col proprio ragazzo/a dimenticando gli amici, se si aveva una compagnia non si dimenticavano gli amici che non potevano farne parte, se si era malati non si pensava immediatamente che l'amico più caro non fosse degno di noi se non ci veniva a trovare, mentre secondo noi DOVEVA andare così, senza alcun se e ma...

Così il piccolo principe non voleva legare la sua pecora... Che buffa idea... D'altronde dritto davanti a se' non si puo' andare molto lontano...

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domenica, 18 novembre 2007

Secondo la filosofia orientale le stagioni sono cinque:

le quattro stagioni e una non stagione che le contiene tutte ma che ne è anche la negazione.

E’ il tempo stesso che,trascorrendo, determina le stagioni ma anche la loro fine.

E’ la morte… la nascita… il fluire… il divenire.

Ma nel profondo c’è sempre la possibilità di ricominciare. Ancora una volta.

Vita, 3o giugno 2oo6

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martedì, 13 novembre 2007

Il secondo intervento della giornata…non mi capita spesso, ma in questo momento non ne posso fare a meno… E’ tutto il giorno che ci penso,e non solo oggi. In questo periodo ho pensato molto spesso alla danza, lo sport che fino all’anno scorso ho praticato.

E’ strano come io le sia così attaccata… Non è stato così nemmeno dopo dieci anni di pallavolo che è sempre stata ed è tuttora la disciplina che pratico più volentieri e che mi piace di più…

La danza l’ho per così dire sperimentata solo per tre anni,ma è stata in grado di farmi affezionare a lei in modo incredibile, suscitando in me emozioni che difficilmente gli altri sport che ho praticato mi hanno fatto provare.

Forse deriva proprio dalla sua caratteristica principale: l’espressività.

La danza è l’espressione del corpo ma anche dei sentimenti, come diceva la mia insegnante…
E credo sia vero perché in alcuni stili si percepisce davvero l’intensità del movimento causata da un vivo immergersi nel pezzo che si sta ballando…

E’ tutta un’armonia tra le note della canzone e i movimenti del corpo, ed è bellissimo.

Lo stile che facevo era definito modern-jazz ma per la sua raffinatezza si avvicinava molto al contemporaneo… non gesti sfrontati o tipicamente televisivi, ma sciolti, fini, quasi armonici… Molti lo definivano troppo lento e noioso ed a volte è stato così, ma quando ballavo quei pezzi ho potuto finalmente dire di aver espresso me stessa… ho partecipato con i miei sentimenti a ciò che stavo danzando.

E’ stata una cosa meravigliosa e difficilmente spiegabile.

le prove in sala tra sbagli e risate le prove generali insieme a tutti i gruppi, l’ansia di salire sul palcoscenico, la voglia di dimostrare anche con pochi passi tutto quello che si è imparato, la speranza che vada tutto bene, la voglia di non deludere una persona, la tua insegnante, a cui tieni molto, le trasferte nella palestra di Arenzano, le prove fino a tarda serata, le risate in treno, le corse folli con le Uga per tornare in palestra a prendere i pantaloni dimenticati, l’osservare incantate delle ballerine molto brave, il sentire le riflessioni e i consigli di Francesca sedute tutte vicine sul pavimento, i momenti di timore per un salto venuto male, l’ansia e l’aspettativa nel vedere Francesca immobile mentre crea un suo balletto, il suo sguardo all’apertura dell’album dei ricordi che le abbiamo regalato, che senza farlo apposta ha suggellato la fine di un bellissimo periodo, le lezioni prima dell’orario stabilito, giusto per stare un po’ insieme e provare ancora ancora e ancora, le telefonate ed i messaggi importanti, i saggi all’aperto ed in teatro, la simpatia di persone meravigliose, le rose dopo il saggio, la gioia immensa di stare tutti insieme sul palcoscenico a danzare insieme, con un forza inaudita…

 

Mi mancate… mi mancate tantissimo.
E non lo so spiegare. Vorrei tornare indietro ma non si può, non ora. Perciò mi limito solo a ricordare e non dimenticare…

Non dimenticherò i momenti più belli, non dimenticherò nulla. Soprattutto il saggio più importante mai vissuto, Vita. E’ stata una delle esperienze più meravigliose che abbia mai vissuto davvero, tecnicamente e spiritualmente.

Mi mancate tanto.

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martedì, 13 novembre 2007

Questa è la prefazione alle Lyrical Ballads di Wordsworth e Coleridge, due scrittori inglesi del periodo romantico... L'ho riportata qui perchè la trovo bellissima.

Difficile, ma bellissima...Credo che pensare e descrivere il meccanismo che porta gli uomini ad immaginare e creare sia uno sforzo molto grande, che solo in pochi sanno compiere...

La cosa bella, mentre si leggono queste righe, pur sapendo che sono state scritte da persone vissute in un'altra epoca, è proprio accorgersi di quanto esse possano ancora valere per l'uomo di oggi...

 

"Cos’è un poeta? A chi si rivolge? E quale linguaggio ci si aspetta da lui?

E’ uomo che parla agli uomini… un uomo dotato di una più viva sensibilità, entusiasmo e tenerezza… che ha una grande conoscenza della natura umana ed un’anima più comprensiva di quella che si supponga che abbia il resto del genere umano…

Un uomo che si compiace delle sue passioni e desideri, e che si ricongiunge molto più degli altri uomini allo spirito della Vita che è in lui, deliziandosi di contemplare desideri e passioni simili per esprimere l’incessante divenire dell’universo…

E’ incline più degli altri uomini a creare delle immagini di cose anche quando esse non sono presenti… sa evocare le stesse emozioni che suscitano gli eventi reali…

Ha acquisito la prontezza e il potere di esprimere cosa pensa e sente, specialmente quei pensieri e sentimenti che, secondo una sua scelta o prodotti dalla sua mente, sorgono in lui senza un immediato stimolo esterno…

 

La poesia è lo spontaneo flusso di incredibili sensazioni… ha origine da un’emozione richiamata in una condizione di tranquillità.

L’emozione è contemplata fino a quando, per una sorta di reazione, la tranquillità gradualmente scompare, ed un’emozione simile a quella prodotta prima dall’oggetto della contemplazione viene pian piano prodotta, e in sé stessa esiste nella mente…

In questo stato d’animo inizia il componimento ed in una condizione simile viene portato avanti… ma un’emozione, di qualsiasi tipo e in qualunque grado, è definita da vari passioni ed emozioni cosicché, nel descriverle, la mente sarà in uno stato perenne di gioia…"

 

 

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venerdì, 09 novembre 2007

There was a boy... A very strange enchanted boy.

They say he wandered very far, very far Over land and sea, A little shy and sad eye

But very wise was he. And then one day, A magic day, he passed my way.

And while we spoke of many things, Fools and kings, T

his he said to me :

"The greatest thing you'll ever learn Is just to love and be loved in return."

Inizia con questa malinconica canzone un film di cui ho sempre sentito parlare ma che in realtà non avevo mai visto prima di sabato scorso… Un film che narra una storia d’amore come tante altre, ma che a mio parere racchiude un’ intensa passione e tanta poesia.

We could be heroes forever and ever… we could be heroes just for one day…

Il Muoling Rouge, locale di divertimenti e follie per tutti gli uomini altolocati, che nasconde un lato malinconico e travolgente. Satine, una donna prima di tutto, costretta a vivere incatenata Ad un mondo di goduria e vizi, senza poter dar libero sfogo ai suoi reali sentimenti. Ma forse non ci aveva mai pensato davvero. Aveva creduto che la sua esistenza fosse già stata ben diretta su determinati binari, inevitabilmente legata a quell’esporre la sola parte esteriore di lei, la sola cosa che sembrava interessare gli uomini. Già, non ci aveva pensato davvero…fino all’incontro con un giovane scrittore.

And then one day… one magic day he passed my way…

Sembra la solita storia di riscatto, dall’interesse venale si passa a quello spirituale, ma è molto più di questo.

We should be lover… we can’t do that… Quando, dopo il malinteso, Satine capisce che quel giovane affascinante dal quale si è sentita attratta fino da subito non è il Duca, lo rifiuta e se ne allontana, professando il non senso di quel loro amore per una serie di ragioni che neppure lei sa spiegarsi bene… L’evoluzione incredibile e l’esplosione della passione, soprattutto poetica, si ha dopo…con uno stacco incredibile…

My gift is my soul… and this one is for you…

Semplici parole quasi urlate dopo l’ennesimo rifiuto di Satine che non riusciva a lasciarsi andare a quello che fin da subito le era sembrato il preludio di un grande amore… Parole seguite dalla meravigliosa canzone di Elthon John, Your Song…

A wonderful life is now you’re in the world

Satine si volta rapita da quelle parole,come se qualcuno l’avesse violentemente svegliata da un sogno nel quale era rimasta intrappolata per troppo tempo… Un risveglio immediato e dolce. Pieno di melodia…

Never knew I could feel like this

Like I've never seen the sky before

I want to vanish inside your kiss

Every day I'm loving you more than this

Listen to my heart, can you hear it sings

Telling me to give you everything

Seasons may change, winter to spring

But I love you until the end of time…

Poi l’abbandono all’amore… la scoperta della vera felicità, quella pura e senza condizioni…quella essenzialmente semplice e incredibilmente travolgente… D’improvviso la paura, il nascondersi agli occhi del mondo per mettere in ombra un amore che meriterebbe invece di vivere alla luce ma che proprio per veder garantita la sua esistenza deve scappare…fuggire…vivere nell’ombra… Delusioni…fraintendimenti…ferite…rabbia…gelosia…tristezza…paura…

Accettare situazioni equivoche per difendere quell’amore… E nascosta nell’ombra, una presenza scura molto più forte delle altre… una presenza che non in guarda in faccia ingiustizie o incomprensioni…amori o felicità… anche se anch’essa fa parte della Vita... Un finale triste ma denso di emozioni, rese evidenti dalle melodiose canzoni cantate magistralmente dagli stessi protagonisti… Parole intrise di poesia che rimangono scritte nell’anima quasi fossero nate insieme ad essa…

Come what may I will love you until my dying day…

postato da: mac89 alle ore 19:29 | Permalink | commenti (13)
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lunedì, 05 novembre 2007

Sono stanchissima in questa serata di novembre, ma con tanta voglia di raccontare la mia giornata… una giornata importante e che, come tutte le altre, non tornerà… per questo desidero imprimere un po’ della sua essenza su questo foglio attraverso le parole…Se lo merita…

Questa mattina esame di teoria della patente…agitazione e timore come sempre, ma nonostante ciò sono riuscita ad affrontarlo con il giusto spirito. Gli anni che passano servono davvero per migliorarsi…l’esito è stato più che positivo, e ne sono felice…è una soddisfazione.

La giornata si è conclusa nel migliore dei modi a riunione, dove io e la Uga abbiamo dato Vita alla nostro pensiero, condividendolo con gli altri… Il secondo capitolo del piccolo principe offriva tantissimi spunti ma noi abbiamo deciso di valorizzarne solo uno, la fantasia e il suo potere…

Abbiamo preparato dei cartoncini con sopra tante foto diverse di nuvole nei cieli più vari…un foglietto ed una semplice domanda: che cosa vedi?

E’ stato bellissimo vedere le espressioni di tutti, meravigliate  nello scoprire che ognuno aveva da osservare delle nuvole…dirlo prima sarebbe stato troppo facile… in questo modo invece tutto si è svolto in maniera naturale…

Abbiamo capito quanto sia difficile fare davvero attenzione alle cose, uscire dalla superficialità per addentrarsi in qualcosa di più profondo ed importante… perché l’essenziale è invisibile agli occhi, e noi spesso ce ne dimentichiamo valorizzando cose effimere…

E’ importantissimo riscoprire la voglia di chiedere, di domandarsi, di immaginare, di creare, di ritrivare il candore del bambino che è in noi…perché tutto ciò fa stare bene…

Subito dopo un gioco volto a far capire quanto ognuno di noi ricorra agli altri senza invece conoscere se stesso…quanti giudizi piovono senza considerare il proprio universo… Ogni volta mi meraviglio, è molto difficile trovare giochi ed esempi per spiegare cose così importanti.

E per finire, un intenso questionario da fare da soli con se stessi, isolati…proprio come in Valle D’Aosta…quanto mi piacciono questi momenti…

E’ semplicemente bellissimo sentire l’affetto e i pensieri che mi vengono donati ogni volta…

Ringrazio ancora la mia compagna, per avermi aiutato a realizzare una cosa importante e soprattutto per aver condiviso, in quel bellissimo pomeriggio, i nostri pensieri sul piccolo principe e sulle nostre Vite. Grazie…

 

 

Non dormire e gioca

 

Ehi ragazzo, la Vita ci chiama.

Ci esplode dentro con tutta la sua gioia.

E’ meraviglioso l’aver scoperto

Che tutto è stato fatto per ciascuno di noi.

E tu, te ne sei accorto?

Non lasciarti vincere dalla noia: il tempo ti sfugge.

Non lasciarti vincere dalla paura:

l’amore ha bisogno di coraggio per crescere.

Non lasciarti vincere dall’egoismo:

la gioia sta nel donare.

Non lasciarti vincere dai sogni, vivi il presente:

è stupendo ed ha bisogno di te.

Ragazzo, credi che la Vita è meravigliosa

Anche se ti chiede tutto di te.

Sappi seminare a piene mani

E raccoglierai in abbondanza l’inaspettato

E sarai ricco di una ricchezza che sarà anche

La ricchezza e la gioia degli altri.

Inventa la Vita, perché vivere è creare

E donare con fantasia e con gioia a tutti

Perché tutti siano felici.

Vivi! E segna un sentiero per gli altri.

Vivi! E canta la Vita.

 

 

 

 

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venerdì, 02 novembre 2007

Le fotografie sono una cosa bellissima...

Permettono di immortalare il mondo attorno a noi.

Qualsiasi cosa… basta concentrare l’attenzione su un particolare che ci attrae e scattare.

Con questo semplice gesto racchiudiamo tutto… è come fermare il tempo.

Proprio poco fa guardando le foto del piccolo Mattia, ultimo arrivato il famiglia, ho pensato alla grandezza di quest’ arte scoperta dall’uomo…

Gli album che ho qui vicino sono pieni di tantissime foto, l’una diversa dall’altra anche se i soggetti sono i medesimi, perché in ognuna vi è un qualcosa che la caratterizza, non immediatamente visibile agli occhi… ma se si è in grado di osservare meglio si scopre davvero tutto.

Mi fa un’immensa tenerezza guardarle, ma questo fatto diventa ancora più incredibile se penso a quando Mattia, ormai cresciuto, osserverà tutti quei piccoli segni del suo passato… ogni sua espressione ed emozione, ancora candida, catturata da occhi attenti…

Le foto però a mio parere non ricalcano solo cose tangibili, come un oggetto o una persona…

Esse riflettono anche i sentimenti. Come? Molto si nota dalla scelta del paesaggio da fotografare…o dalla particolare angolazione in cui la fotografia viene scattata… In questi piccoli gesti, se si guarda attentamente, si può scorgere un po’ della  personalità di chi fotografa.

E’ meraviglioso come alcune immagini respirino. Da qualunque parte le si guardi, si nota la loro Vita.

E quindi i sentimenti che rilasciano all’esterno…

Eleganza…sensibilità…candore…leggerezza…morbidezza…malinconia…intensità…bellezza…

Proprio come una rosa delicatamente appoggiata sopra i tasti di un pianoforte.

 

postato da: mac89 alle ore 11:56 | Permalink | commenti (9)
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