lunedì, 29 ottobre 2007

Così ho trascorso la mia Vita solo, senza nessuno cui poter parlare, fino a sei anni fa quando ebbi un incidente col mio aeroplano, nel deserto del Sahara. Qualche cosa si era rotta nel motore, e siccome non avevo con me né un meccanico, né passeggerei, mi accinsi da solo a cercare di riparare il guasto. Era una questione di Vita o di morte, perché avevo acqua da bere soltanto per una settimana.

La prima notte, dormii sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Ero più isolato che un marinaio abbandonato in messo all’oceano, su una zattera, dopo un naufragio. Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all’alba da una strana nocetta:

“Mi disegni per favore una pecora?”

“Cosa?”

“Disegnami una pecora”

Balzai in piedi come fossi stato colpito da un fulmine. Mi strofinai gli occhi più volte guardandomi attentamente Intorno. E vidi una straordinaria personcina che mi stava esaminando con grande serietà.

Qui potete vedere il miglior ritratto che riuscii a fare di lui, più tardi. Ma il mio disegno è molto meno affascinante del modello.

La colpa non è mia però. Con lo scoraggiamento che hanno dato i grandi, quando avevo sei anni, alla mia carriera di pittore, non ho mai imparato a disegnare altro che serpenti boa dal fuori o serpenti boa dal di dentro.

Ora guardavo fisso l’improvvisa apparizione con gli occhi fuori dall’orbita per lo stupore. Dovete pensare che mi trovavo a mille miglia da una qualsiasi regione abitata, eppure il mio ometto non sembrava smarrito in mezzo alle sabbie, né tramortito per la fatica, o per la fame, o per la sete, o per la paura. Niente di lui mi dava l’impressione di un bambino sperduto nel deserto, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana.

Quando finalmente potei parlare gli domandai: “Ma cosa ci fai qui?”

Come tutta risposta, egli ripeté lentamente come se si trattasse di cosa di molta importanza:

“Per piacere, disegnami una pecora…”

Quando un mistero è così sovraccarico, non si osa disubbidire. Per assurdo che mi sembrasse, a mille miglia da ogni abitazione umana, e in pericolo di morte, tirai fuori dalla tasca un foglietto di carta e penna stilografica. Ma poi ricordai che i miei studi si erano concentrati sulla geografia, sulla storia, sull’aritmetica e sulla grammatica e gli dissi, un po’ di malumore , che non sapevo disegnare. Mi rispose:

“Non importa. Disegnami una pecora…”

Non avevo mai disegnato una pecora e allora feci per lui una di quei disegni che avevo fatto tante volte: quello del boa dal fuori; e fui sorpreso di sentirmi rispondere:

“No, no , no! Non voglio l’elefante dentro al boa. Il boa è molto pericoloso e l’elefante molto ingombrante. Dove vivo io tutto è molto piccolo.

Ho bisogno di una pecora”

Feci il disegno.

Lo guardò attentamente e poi disse:

“No! Questa pecora è malaticcia. Fammene un’altra”

Feci un altro disegno.

Il mio amico mi sorrise gentilmente, con indulgenza.

“Lo puoi vedere da te che questa non è una pecora. E’ un ariete. Ha le corna”

Rifeci il disegno una terza volta, ma fu rifiutato come i tre precedenti.

“Questa è troppo vecchia. Voglio una pecora che possa vivere a lungo”

Questa volta la mia pazienza era esaurita, avevo fretta di rimettere a posto il mio motore. Buttai giù un quarto disegno.

E tirai fuori questa spiegazione:

“Questa è soltanto la sua cassetta. La pecora che volevi sta dentro”

Fui molto sorpreso di vedere il viso del mio piccolo giudice illuminarsi: “Questo è proprio quello che volevo. Pensi che questa pecora dovrà avere una grande quantità d’erba?”

“Perché?”

“Perché dove vivo io, tutto è molto piccolo…”

“Ci sarà sicuramente abbastanza erba per lei, è molto piccola la pecora che ti ho dato”

Si chinò sul disegno:

“Non così piccola che… oh guarda! Si è messa a dormire…”

E fu così che feci la conoscenza del piccolo principe.

 

La quarta riunione si è conclusa così…anzi a dire il vero è iniziata, anche se non in maniera esplicita...Questo che ho trascritto è il secondo capitolo del piccolo principe, di Antoine De Saint Exupery…libro che quasi tutti avranno letto o di cui per le meno hanno sentito parlare.

Ci è stata data una fotocopia con questo testo, che però non è stato letto e spiegato… tutto si è svolto in maniera diversa e più dolce… Non ci hanno lasciato semplicemente ascoltare, ma hanno fatto sì che ogni appartenente al gruppo si facesse una propria idea, riflettesse tra sé su cosa veniva rappresentato…

Nove ragazzi seduti su un tappeto in una stanza che stanno imparando a conoscere molto bene… un lenzuolo bianco appeso da una parte all’altra tra le due parenti… al di là una luce accesa, come un faro… Lo scenario sembrava quello dei professionisti che fanno ombre sul muro con le mani, riproducendo forme di animali o altro… Ma era tutt altro.

Dietro quel telo si è svolta proprio l’iniziale avventura dell’aviatore, che in quel giorno assolutamente triste per lui, ha fatto la conoscenza del piccolo principe…

Una recita completamente riuscita a mio parere… Gli interessati mi diranno sicuramente che esagero a definire bellissima la loro interpretazione, ma a me non importa… Mi è piaciuto davvero e mi sono emozionata…

Le due persone non si sono attenute fedelmente al testo ma hanno fatto sì che la loro fantasia e creatività prendessero il sopravvento, creando così dei dialoghi simpatici ma sempre molto seri e mirati… E’ per questo che voglio loro così bene…

Ogni settimana due persone dovranno scrivere un loro pensiero, inserendo per completarlo giochi, canzoni, poesie o altro, collegato però ad un capitolo preciso del piccolo principe, che ci accompagnerà per tutto l’anno.

Indovinate a chi tocca scrivere per prima…

Il piccolo principe… quando ho capito che si trattava di lui, mi sono emozionata molto… Conta tantissimo per me, soprattutto in questo periodo…non vi dirò il perché, non è il luogo né il momento adatto, e poi alcune cose fanno bene a rimanere chiuse nel nostro cuore, fuori risulterebbero solo banali…

Il piccolo principe… il bambino che c’è in tutti noi… E’ così bello e… beh è meglio che non vada avanti, dovrò rifletterci questa settimana insieme ad una cara amica…

Vi voglio bene e grazie

 

 

 

 

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sabato, 27 ottobre 2007

Un giorno all'improvviso
la luna si stancò
di guardare il mondo di lassù;
prese una cometa,
il volto si velò
e fino in fondo al cielo camminò.
E sorpresa fù
che la bianca distesa
non fosse neve.
Eran solo sassi
e i piedi si ferì,
piangendo di nascosto lei fuggì.
Affrontare il mondo a piedi nudi
non si può
e dall'alto a spiarlo lei restò.
E sorpresa non è più
che la bianca distesa
non sia neve.

Non so come commentare questo testo... le parole lo fanno da sole…

Questa canzone di Branduardi è in grado di sciogliermi completamente, sia per le sue dolci parole sia per il delicato testo, che mi culla in maniera inspiegabile.

La luna, cos’è? Non voglio analizzarla dal punto di vista scientifico, perderebbe tutta la sua bellezza e anche quel velo di mistero che timidamente la circonda…

La luna è timida, piccola, grande, indifesa… è una scrutatrice curiosa… Lei osserva dall’alto tutto ciò che si estende sotto l’immenso cielo, fatto di spazi sereni ma anche di nubi…

A lei tutto si offre nudo, senza barriere… è in grado di vedere oltre, è talmente elevata da non aver bisogno di particolari caratteristiche… lei guarda ed osserva… dall’alto scruta e si stupisce…

La prospettiva è diversa da quella del Sole… esso ha il privilegio di poter osservare la natura durante il giorno, alla luce che lui stesso emana… tutto è riscaldato dal tepore dei suoi raggi che conferiscono la Vita ad ogni essere vivente… chissà come si sente di fronte a tutto questo…

La luna invece è timida e durante il giorno sfugge agli occhi del mondo…

Solo verso sera trova il coraggio di farsi vedere dietro la tenue luce dell’astro splendente che sta lentamente abbandonando il cielo… Lei vede tutto da un’altra prospettiva… vedrà la bambina che durante il giorno ha giocato spensierata nel suo giardino, dormire dolcemente nel suo letto, vedrà i suoi genitori darle il bacio della buonanotte e poi riposare a loro volta, vedrà le acque ferme di un lago oppure vedrà le foglie di un castagno muoversi lievemente al respiro del vento… vedrà l’umanità addormentata sotto una sottile velina bianca… indifesa proprio come lei…

E di fronte a tutto questo assordante silenzio si chiederà che cosa succederà quando i raggi del sole piano piano portano via la sua forma… se quel piccolo universo da lei attentamente osservato durante la notte al buio sarà lo stesso…

Ma il desiderio di mettersi in gioco e di scoprire cosa nasconda l’immenso mistero della Vita rimarrà forte e radicato in lei…

Allora troverà il coraggio di camminare fino in fondo al cielo… si velerà il volto nascondendosi dietro una cometa e scoprirà quante cose si rivelino diverse ad uno sguardo più attento…

La bianca distesa non è sempre neve…

Solo sassi e null’altro…

Che delusione sarà per la piccola luna… piangerà di nascosto e fuggirà nuovamente nell’alto del suo cielo scuro… là dove tutto è lieve e delicato…

Ma ad una notte si sussegue il giorno, ed al giorno un’altra notte…

Forse quella timida luna riuscirà a superare le sue incertezze e a camminare nuovamente fino in fondo al cielo…

 


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martedì, 23 ottobre 2007

Questo non è un semplice post, è una dedica. Non mi capita quasi mai di farne, ma oggi mi sembra l’occasione giusta e l’ennesimo “successo” mi ha fornito l’ispirazione.

La dedica è rivolta ad una squadra, un gruppo particolare di persone che, nonostante si conoscano da poco, hanno lavorato insieme con un spirito di collaborazione incredibile, fin dal primo momento.

La scuola è una realtà difficile e purtroppo non sempre si riesce ad essere in sintonia… le interrogazioni, i compiti scritti, le questioni improvvise, le delusioni, le corse per i voti…

Realtà ordinarie, certo, che hanno vissuto tutti e che tutti vivranno, ma credo che abbiano la loro importanza. Se considerate col senno del poi sembrano insignificanti, ma è ovvio che ognuno di noi, nonostante pensi al futuro, consideri soprattutto il presente, ciò che nell’immediato si troverà ad affrontare… e tutte queste cose rientrano nella realtà dello studente, e quindi anche nella mia.

Ma nonostante questi aspetti più o meno infelici, ce ne sono anche mille altri che non possono essere sottovalutati… amicizie che si creano e che maturano sempre più strada facendo, incontri importanti, viaggi significativi, esperienze. Ed è proprio per una di queste che oggi sono qui a ringraziare.

Da marzo dell’anno scorso è attivo il forum della mia scuola, una realtà virtuale che ha significato tanto per tante persone. Primo fra tutti ha permesso il contatto, prima quasi inesistente tra sede e succursale, che fino a poco tempo fa si consideravano solo rivali, ma soprattutto ha aperto le porte al dialogo fra tutti i ragazzi…

E’ curatissimo, ci sono tante sezioni e una varietà infinita di argomenti su cui parlare… da quelli più stupidi a quelli tremendamente più seri. La partecipazione degli alunni è aumentata molto di mese in mese ed è una cosa bellissima…

Sono subito entrata a far parte di questa nuova realtà, sorpresa ogni giorno di più, e dopo alcuni mesi mi è stato chiesto di fare la moderatrice, ed è proprio grazie a questa “mansione” che ho potuto conoscere il meraviglioso gruppo che ora sono qui a ringraziare…

Una squadra variegata, quattro ragazze, due ragazzi ed il mitico fondatore da quasi un anno tentano di mantenere “puro” il forum… tra parolacce, frasi infelici e cavolate! Quante risate…

Oggi, per l’ennesima volta ho avuto la conferma di essere in una squadra speciale.

Non so cosa dire, con voi mi trovo benissimo… siete dei grandi colleghi e mi fate divertire tantissimo…

Lavorare con Voi è bellissimo e spero duri ancora per molto molto tempo…

Grazie a  Euge, Francesco, Alice, Valeria e a i due Matteo…

Grazie staff:-)

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venerdì, 19 ottobre 2007

Giornata fresca quella di oggi, poche nuvole ma tanto freddo. La prima mattinata davvero autunnale, quasi invernale per la sua aria gelida. Nonostante io sia una ragazza molto freddolosa, adoro l’inverno e tutto ciò che lo accompagna… il clima, le sciarpe attorno al collo, i cappotti caldi, i berretti di lana quando la brezza è tanto fredda da farti irrigidire, la neve, il Natale, l’atmosfera… Ma è meglio che mi fermi qui, del Natale e delle emozioni che mi suscita da sempre potrei parlarne per ore.

Adoro l’arrivo dell’inverno ma ne sento anche gli effetti sul mio corpo… questa notte ho dormito poco a causa del raffreddore che mi tormenta da ieri ed ho passato la giornata di oggi a piangere… In occasioni come queste i miei occhi lacrimano sempre e non c’è verso di tenerli aperti quando incontrano in modo diretto il sole; questo pomeriggio mi è anche preso un forte mal di testa così mi sono coricata un po’ ed ho dormito per due ore ininterrottamente.

Verso le cinque, al mio risveglio, aprendo gli occhi, mi sono guardata in giro ed ho osservato la mia camera in penombra… le persiane quasi chiuse, poche luci intorno, solo qualcuna che proveniva da fuori… Sembrava fosse già sera, ma in realtà era solo pomeriggio.

Stavo così bene… il tepore del letto e della mia coperta in plaid mi cullavano e avrei voluto non uscire più. Anche una sola mano fuori dalla coperta mi faceva percepire l’aria fredda e mi distoglieva da quel paradiso, fatto solo da calore e tranquillità.

Avevo molto da studiare, ma non ho potuto fare a meno di riposarmi…

Spesso mi sento ancora bambina, un po’ pigra e con la voglia di dormire…

Questa mattina ho sentito la lettura delle prime pagine di Ricordi dal Sottosuolo, un libro di Dostoevskij, e ne sono rimasta colpita… Non ho potuto capire bene il contesto ma le poche parole che ho sentito hanno suscitato il mio interesse.

Discutendone insieme, io e altri abbiamo tentato di rispondere ad alcune domande, che l’autore si era posto per la società del suo tempo, riflesse invece sull’uomo di oggi.

Due in particolare hanno attirato la mia attenzione.

L’uomo del ventunesimo secolo è senza carattere?

La coscienza è una cosa negativa?

Io credo siano una domande troppo generiche per avere una risposta certa ed esaustiva. Mi ha sempre dato fastidio la tendenza alla generalizzazione, perché chiude tantissime prospettive. Sicuramente gli uomini d’oggi sono caratterizzati dalla sempre più dilagante superficialità in ogni campo, che sia lavorativo, sociale o culturale. Questo lo credo davvero perché lo posso osservare nelle piccole cose di ogni giorno che la mia piccola realtà mi offre, e ne sono ancora più convinta nel sentire il telegiornale.

Troppe questioni e problemi vengono affrontati con una leggerezza sorprendente e quando si sbaglia sembra che tutto sia nell’ordine naturale delle cose.

C’è spazio per la riflessione?

Si è parlato del fatto che l’uomo tende più ad uniformarsi invece di esporre le sue idee e quindi lasciare il gruppo che lo conduce verso una strada che lui in realtà non vorrebbe intraprendere.

Si è disposti, ad esempio, a difendere animatamente una persona pur sapendo che il proprio esporsi comporterà un’esclusione da tutto ciò in cui si era sempre vissuto?

Il gruppo non è solo un’insieme di persone, ma anche una sicurezza.

Ciò che mi fa pensare è il fatto che anche i grandi leader di questi gruppi sono uomini… se in quel momento si trovano in una posizione “di comando”, non è detto che in altri contesti avvenga la stessa cosa. Perciò secondo me, nonostante la prevalenza di coraggio, non si tratta di bravura di alcuni e di incapacità di altri, ma di situazioni… Altrimenti perché quelli che si comportano da bulli in una situazione, sono completamente sottomessi in altre?

L’animo umano è sempre lo stesso… tutto gira ed inevitabilmente si capovolge.

Riguardo alla seconda domanda la mia risposta è negativa.

Concordo sul fatto che un’eccessiva coscienza possa provocare effetti negativi, ma d’altronde ogni cosa, se portata all’eccesso, risulta dannosa; la coscienza non è affatto una cosa negativa… è quella luce che permette all’uomo di essere più umano e riflessivo.

Avere una coscienza poi non significa seguirla, ma credo comunque che ognuno di noi la abbia ed è un bene.

Non sono una sognatrice, anzi… Mi sono sempre ritenuta e mi ritengo tuttora piuttosto realista, in alcuni casi fin troppo, ma di alcune cose sono sicura.

Un uomo senza coscienza è un cielo senza stelle…

Un uomo che non cerca è un uomo morto…

 

 

 

 

 

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mercoledì, 17 ottobre 2007

La ballata dell’antico Marinaio, composizione in rima di S. Coleridge, scrittore inglese del periodo romantico… questa che vi riporto è la traduzione della canzone tratta dalla poesia fatta dagli Iron Maden qualche anno fa… rispecchia fedelmente il racconto che secondo me ha qualcosa di incredibile…

La melodia può anche non piacere se non si apprezza il genere musicale, ma io l’ho scritta unicamente per il testo…

Un marinaio che compie un peccato e che sarà così costretto ad errare per sempre per raccontare la sua storia e per cercare di fare entrare dentro sé quella luce che prima,senza pensarci, aveva spazzato via, come talvolta succede a tutti noi…

Ascolta la ballata del vecchio marinaio
guarda il suo occhio che attrae a sè
uno tra i presenti…
fermati e ascolta l'incubo del mare
e mentre la musica continua a suonare
resta affascinato dal suo racconto

il Marinaio racconta la sua storia...
Verso sud verso la terra di ghiaccio e neve
 giace un posto inesplorato
attraverso la tempesta di neve vola l'albatro
benvenuto nel nome di Dio
sperando che sia di buon auspicio
e la nave riparte verso il nord
attraverso la nebbia e il ghiaccio
e l'albatro li segue…

Ma il Marinaio uccide il simbolo di Dio
i suoi compagni urlano “che cosa hai fatto?”…
ma quando la nebbia svanisce lo giustificano
e si accollano l'onta del peccato
navigando su verso il nord attraverso il mare…
navigando su verso il nord poi arriva la calma…
l'albatro con sè porta una vendetta
una maledizione, una terribile sete li colpisce…
i suoi compagni  lo incolpano per la sua azione e
gli appendono al collo il corpo dell’uccello
e la maledizione continua sul mare…
e la maledizione continua per loro e per tutti noi…

"Giorno dopo giorno, giorno dopo giorno.
immobili senza un soffio di vento o un movimento
immobili come una nave dipinta su un oceano dipinto
acqua acqua ovunque…

e tutte le assi si ritirarono dal calore del sole…
acqua a perdita d'occhio ma non una goccia da bere"

Laggiù, urla un Marinaio…
laggiù una nave all'orizzonte…
ma come può muoversi senza che il vento
le riempia vele e senza la marea?
guarda... viene verso di noi
si avvicina come se uscisse dal sole…
guarda... non c'è equipaggio
non c'è vita a bordo ma… aspetta

ci sono
la Morte e la Morte in Vita
si giocano la ciurma a dadi…
Lei vince e il Marinaio ora le appartiene
poi... uno a uno i marinai
cadono esanimi…

200 uomini
Lei… Lei la Morte in Vita
lo lascia vivere

Lui è il prescelto

"Uno per uno alla luce della luna
troppo veloci per un sospiro o un gemito
uno a uno si voltarono con un dolore insopportabile
e con gli occhi maledirono
la loro sorte…
non li sentii né sospirare né gemere
con un tonfo sordo, informi, senza vita
caddero, uno a uno"

La maledizione dei loro occhi continua…
il Marinaio avrebbe preferito essere morto
assieme ai serpenti marini…
ma è sopravvissuto come loro
e alla luce della luna prega
affinché trovino bellezza e non dannazione…
Li ha benedetti col cuore
anche loro figli di Dio…

L’incantesimo inizia a svanire…
l'albatro gli cade dal collo
e affonda come piombo nel mare…
a turno cade la pioggia
i gemiti dei marinaio  stesi a terra…
guarda, si muovono e incominciano a risvegliarsi
corpi sollevati da spiriti benigni…
nessuno di loro parla
hanno gli occhi spenti
ma la vendetta non è finita…
Finalmente la maledizione cessa
e il Marinaio vede la sua terra…
lo spirito abbandona i corpi da lungo inerti
hanno una luce loro e il Marinaio rimane solo…
poi una barca gli viene incontro
una gioia incontenibile
la barca del timoniere, suo figlio e l'eremita…
la sofferenza dell'esistenza ricadrà su di lui
la nave come piombo affonda nel mare…
l'eremita assolve il Marinaio dai peccati…
il Marinaio racconterà la sua storia
a raccontarla ovunque vada…
per diffondere con il suo esempio la Parola…
dobbiamo amare tutto ciò che Dio ha creato
e colui che ha ascoltato la storia è triste

Ma anche più saggio...
e il racconto continua...

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lunedì, 15 ottobre 2007

Recita una canzone…

 

“Laura troverà il modo di trasformare in poesia tutto questo…”

Frase detta con un pizzico di ironia ma con affetto…

Beh, una poesia no, non ne sono capace… ma a scrivere qualcosa di semplice ci posso anche provare…

Oggi mi sembrava di essere nel film Sister Act 2…

In una stanza polverosa, sporca, piena di cianfrusaglie e super incasinata, verso le sei del pomeriggio undici ragazzi cercavano di mettere un po’ d’ordine per rendere più vivibile quel luogo che avrebbe simboleggiato il loro rifugio durante il cammino da intraprendere insieme nell’anno appena iniziato…

Mi è sempre piaciuto fare le pulizie in gruppo, come sono stata felicissima quest’estate quando in Valle d’Aosta toccava alla mia squadra lavare i piatti, pulire il salone e mettere in ordine… E’ come se la fatica non si sentisse, come se il sollevare pesi e sporcarsi i vestiti passassero in secondo piano, sovrastati e sconfitti dalla forza di collaborazione… In quei momenti ti senti bene, e perché no anche forte e spavaldo perché sai che stai dando il tuo contributo per una giusta ragione, che renderà felici molte persone… Il tutto poi diventa speciale se della buona musica di sottofondo permette alla tua gioia di uscire fuori incontrollata, cantando a squarcia gola una canzone importante o spazzando al ritmo di dolci note…

Ecco come una giornata di fatiche si trasforma in un qualcosa di bellissimo.

Abbiamo spazzato, raccolto, buttato, lavato, asciugato…

Ci siamo divertiti nonostante i piccoli inconvenienti che la natura ogni tanto offre… Vero Ale? C’è di peggio dai, quest’estate ho dovuto rincorrere nel bel mezzo della notte un simpatico animaletto che si era intrufolato nella mia camera a villa Hanbury, con tanto di scopa e secchiello… Sgusciava via da tutte le parti e mi faceva un po’ senso a dire la verità, ma la cosa che in quel momento mi preoccupava di più era la mia pancia che cominciava a farmi seriamente male a causa delle risate…

Polvere, su polvere, su polvere… Chissà quante persone ci sono passate e chissà per loro cosa ha rappresentato quella saletta che ora stiamo pazientemente ristrutturando… Che tenerezza quando la Ale ha detto che alcuni disegni li aveva fatti lei qualche anno prima, quando lei era ancora “educata” e non educatrice…

C’è un tempo per tutto… E’ incredibile pensare che in quella stessa stanza qualche anno fa altri ragazzi hanno passato del tempo insieme, mentre ora ci siamo noi, con gli stessi obiettivi ed aspettative…

Tutto scorre davvero…

Ci sono tantissimi progetti per questo nuovo luogo di riunione… buttare giù muri, costruire zone più appartate, aggiungere tappeti o cuscini, mettere tavoli e sedie, disegnare e fare scritte sui muri, appendere cartelloni con le nostre foto…

Tutto mi fa un’immensa tenerezza perché quando si è in un gruppo si vedono le cose sotto una diversa luce, più intensa… Ogni aspetto diventa particolare, perché legato a frasi scherzose, situazioni buffe, momenti di dolcezza, come i baci sulla guancia inaspettati mentre si è assorti a pensare…

La collaborazione è fondamentale, ogni singola persona, che se ne renda conto oppure no, fa parte del tutto e ne costituisce un tassello fondamentale…

Credo che molte realtà siano davvero simbiotiche…

Si condividono momenti importanti in semplicità e si discute di varie cose che riguardano la Vita di tutti, trovando comunque nello stesso tempo uno spazio per scherzare e divertirsi insieme, anche solo parlando…

 

“La fotografa non ha neanche fatto una foto del prima e del dopo… che delusione…”

E’ vero, che vergogna… me ne sono completamente dimenticata…

Appena arrivata mi sono messa a pulire e non ho più pensato alle fotografie…

Mi è venuto in mente solo alla fine, infatti sono corsa giù per le scale per immortalare la saletta tutta pulita ed in ordine…

Vedrò di rimediare, certi momenti non si possono davvero perdere.

 

Hai cercato di capire ma non hai capito ancora, se di capire si finisce mai…

Hai provato a far capire con tutta la tua voce anche solo un pezzo di quello che sei…

Metti in circolo il tuo Amore, come quando dici perché no…

Metti in circolo il tuo Amore…come quando ammetti non lo so…

Come quando dici perché no…

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sabato, 13 ottobre 2007

Oggi in classe una mia compagna ha portato un piccolo libretto giallo ocra che le è stato dato insieme ad una collanina d’argento che ha per ciondolo le ali di un piccolo angelo… Ci ha chiesto chi di noi fosse interessato al tema, dicendo che avrebbe prestato il libro a chi avesse voluto saperne qualcosa di più. Io ero interessata ma una mia compagna è stata più veloce di me, così si è aggiudicata il libro; poco male, anche perché ho appena finito di condividere con lei il contenuto…

Sinceramente mi sarei aspettata qualcosa di più,come riflessioni riguardo agli angeli, al loro significato e all’importanza che hanno per il genere umano, mentre invece quello che ho letto è stata solo una serie di leggende più o meno vere insieme ai “consigli” su come entrare in contatto con gli angeli custodi…

Certo che siamo strani noi umani, vogliamo sempre avere il controllo su tutto… Non ci accorgiamo di quanto a volte sia più bello lasciare che il nostro cuore parli ed immagini senza che vi sia un corrispettivo nella realtà… quanto sia più gratificante formare un’idea nella propria mente e nel proprio cuore…

Ma non accuso le pagine di quel libro, anzi, le ringrazio perché mi hanno dato uno spunto importante.

Personalmente credo che l’idea di angelo sia quanto di più meraviglioso ed affascinante ci sia al mondo… un’entità che sorveglia e protegge… una presenza silenziosa ma costante che accompagna gli uomini in ogni singolo momento della loro Vita… un soffio leggero ed impercettibile che accarezza dolcemente la nostra pelle…

Tante persone sono scettiche riguardo gli angeli e riguardo Dio… ognuno ha i propri pensieri ed è libero di pensare che non esista nulla al di fuori delle realtà visibile… ma credo che nel profondo ognuno di noi speri che un qualcosa ci sia, anche se la razionalità allontana ogni spiraglio di pensieri vani e intangibili.

Credo tutto ciò perché è nella natura umana sperare il bene, purtroppo molte volte solo per se stessi invece che anche per gli altri…

Il credere agli angeli o a qualsiasi altra presenza ultraterrena fa bene al cuore perché permette di avere un appiglio in più nei momenti di sconforto… una luce di speranza eterna… permette di giungere a quella calma spirituale che difficilmente riusciamo a percepire ogni giorno… per questo credo non vi sia nulla di male nel credere che la propria Vita sia accarezzata costantemente da qualcuno… che il proprio Viaggio sia costellato di tante presenze fondamentali…  Talvolta alcuni angeli si incontrano durante il cammino, ed io credo di aver avuto la fortuna di incontrarne qualcuno perché la gioia nel cuore cresce di attimo in attimo quando sono in loro compagnia…

Sembra stupido ed effimero ma è quello che sento davvero.

 

 

Vaga un angelo per i boschi a primavera
assaporando il dolce inebriante profumo della resina dei pini,
dei fiori dormienti che come un fanciullo
si destano ogni mattina volgendo lo sguardo al sole
Si lascia accarezzare dalle foglie mosse dal vento.
Ciò che Peter Pan chiamava campanellino
 ciò che gli anziani chiamano il genio del grande albero
in realtà è la forza vitale che sta dentro ogni essere vivente,
che scaldato dal sole
ritorna a vivere.

 

postato da: mac89 alle ore 14:40 | Permalink | commenti (14)
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martedì, 09 ottobre 2007

Chissà perché proprio io… me lo sono sempre chiesto, ma in tutti questi anni non ho mai trovato una spiegazione sufficientemente ragionevole…

Forse per la particolare disposizione del territorio… appartato, poco visibile, leggermente in ombra ma in grado di osservare senza difficoltà tutto il paesaggio intorno… Eppure questa campagna offre mille scorci meravigliosi che possono donare la sufficiente ispirazione per scrivere, rilassarsi, ascoltare un po’ di musica, riflettere… Perché Laura ha scelto proprio me?

A pensarci non ricordo nemmeno il momento preciso in cui è venuta per la prima volta a farmi visita… Trovandomi sopra l’orto e molto vicino alla casa, tutta la famiglia ha sempre fatto di me un punto di passaggio… proprio davanti ai miei alberi crescono delle bellissime piante di rosmarino ed i miei prugni sono molto rigogliosi in primavera ed in estate, regalando delle belle prugne, delle quali tra l’altro Laura è molto ghiotta… Ricordo quel giorno in cui furtivamente, verso l’ora di pranzo, è corsa qui da me e si è riempita le tasche e la pancia dei miei frutti, non lasciando più spazio per il pranzo vero e proprio… Quante sgridate!

Ogni tanto, durante l’estate, la vedo passeggiare per il piccolo prato sotto il pergolato d’uva e poi anche per tutte “le nocciole”… così è definito il bellissimo boschetto di noccioli di questa campagna che a Laura piace da sempre definire un angolo di paradiso… Sarà il silenzio dei suoi prati, la bellezza incontaminata delle sue colline, la purezza della sua aria, il calore dei raggi del sole, la misteriosità dei suoi luoghi nascosti ed talvolta poco accessibili…

“Le nocciole” hanno visto intere generazioni, come d’altronde tutti noi… Eppure è incredibile pensare che così tante persone siano passate su questo stesso suolo. Laura… e prima di lei suo nonno… e il nonno di suo nonno…

Quante cose sono cambiate in questi anni, i miei stessi alberi non erano così alti e nemmeno così belli.

Il cambiamento è testimoniato dalle foto, poche per la verità, di questo luogo molti anni fa…

Foto in bianco e nero con una leggera patina di polvere ed un sapore antico…

Le foto affascinano molto le persone, o per lo meno succede così a Laura…

Non passa estate in cui non abbia con sé la sua macchina fotografica, che sia in compagnia a tavola o che si trovi da sola in campo, proprio come la “solitary reaper” dello scrittore inglese che tanto ama…

Quante fotografie mi ha scattato l’ultimo giorno che ha passato qui quest’estate…

Era seduta proprio qui, sotto l’albero di prugne più grosso… lo stesso che fa l’ombra più lunga quando il sole tramonta. Sua cugina disegnava, lei invece leggeva un libro dal tema un po’ inusuale per i suoi gusti… una storia fantastica che riguardava antiche leggende elfiche…

Ho sentito che ne parlava… ha detto che per una volta aveva voluto provare a leggere qualcosa di nuovo e di cui non conosceva da prima il contenuto, accontentandosi solo delle sensazioni che aveva provato quando aveva visto la copertina in libreria…

Alla parola leggenda la decisione era stata presa…

Ma il suo leggere non era costante…era come se qualcosa la distraesse. Il suo sguardo dalle pagine del libro passava velocemente ad un punto preciso del terreno… quello stesso punto in cui, poco prima, aveva seppellito i suoi pensieri…

Anche qui non riesco a ricordare quando è stata la prima volta in cui ha deciso di farlo e soprattutto perché… Vorrei tanto leggere nella sua mente per scoprire cosa pensa.

Ma credo che questo sia difficile per ogni essere umano, figuriamoci per me.

Io posso solo osservare… rimanere qui ed in silenzio osservare il muto canto del suo cuore…

Ma riesco a ricordare la sua espressione quella prima volta… un misto di curiosità e timore… gioia e insicurezza… I suoi pensieri sarebbero stati messi nelle mani della terra e chissà che fine avrebbero fatto… Qualcuno li avrebbe letti o sarebbero rimasti per sempre lì, tra quelle foglie all’ombra degli alberi?

Penso che se lo stesse chiedendo anche lei, mentre teneva in mano quel piccolo foglio di carta a quadretti, ripiegato minuziosamente per preservarlo…

Lo piegava per poi riaprirlo e rileggere alcune frasi… poi d’improvviso la decisione.

La buca scavata qualche ora prima si richiudeva sopra quella piccola testimonianza di Vita… Ma la piccola Laura, ancora troppo ingenua, non aveva pensato di proteggere il suo foglio… si era limitata ad adagiarlo nel terreno ignorando il ciclo inarrestabile della natura…

Così l’estate dopo non lo aveva più trovato, e a nulla erano servite le solerti ricerche nella mia terra… Avrei voluto poterglieli riportare alla luce per farglieli leggere ancora una volta ma purtroppo certe cose non sono accessibili nemmeno a me, la natura.

Ormai tutto faceva parte di me… della mia terra… delle mie radici… del mondo.

Così anno dopo anno Laura ha imparato a stare più attenta…

Al termine di quest’estate l’ho vista correre verso di me con in mano un piccola busta di plastica… Insieme a lei sua cugina, alla quale aveva rivelato il suo piccolo segreto qualche tempo prima… perché è bello condividere qualcosa di importante, intimo e che rende felici.

Il giorno precedente si erano date molto da fare per migliorarmi…

Il taglio di uno dei miei alberi aveva tolto un po’ di quell’ombra e di quella sicurezza che faceva di me il loro luogo preferito…

Alla vista dell’albero tagliato Laura era corsa in casa a chiedere spiegazioni per quel triste gesto e gli era stato detto che purtroppo era stata l’unica scelta possibile visto che la Vita di quell’albero era giunta al termine…

Quel prugno in quegli anni aveva protetto quel piccolo pezzo di terra così bene da diventare fondamentale, anche se non aveva più le sembianze di una volta…

Ma quel vuoto in Laura aveva scatenato qualcosa… avevano toccato un aspetto importante di lei, ed ora che non c’era più ne avvertiva la mancanza…

Così era corsa in cantina a prendere dei pezzi di legno, dei martelli e dei chiodi, ed aveva dato inizio alla costruzione di un piccolo steccato…

Quella costruzione è ancora qui, proprio tra i miei due alberi più alti, al posto del prugno… Non riesce neanche lentamente a raggiungere l’altezza del vecchio albero ma anche solo la sua presenza rassicura e rende questo luogo quello di una volta…

Nei colpi di martello ho percepito la voglia di ricostruire… di fare rivivere una realtà importante, in qualsiasi modo.

Così, dopo ore di lavoro, il piccolo cancello era giunto al termine…

I pezzi di legno utilizzati non erano stati scelti a caso… erano proprio quelle tavole utilizzate nei giochi d’infanzia da Laura e dai suoi cugini, quando si divertivano insieme all’ombra dei noccioli…

Quel giorno di fine estate le due cugine sedevano sotto di me, sdraiate su una leggera coperta…

Mentre la cugina disegnava, Laura osservava il terreno sotto il quale poco prima aveva seppellito per l’ennesima volta i suoi pensieri, questa volta consapevole del fatto che l’anno dopo li avrebbe quasi sicuramente ritrovati… Ma era proprio questo a spaventarla ora…

Cosa avrebbe pensato un anno dopo? Quante cose sarebbero cambiate… tutte le sue domande avrebbero, in un modo o nell’altro, trovato una risposta… tutte le questioni lasciate in sospeso, in bene o in male, si sarebbero risolte… Ma chissà come…

La curiosità della mente umana…

Nonostante ciò, nei suoi occhi ho letto la fiducia e la voglia di andare avanti per scoprirlo… la voglia di fare qualcosa per rendere la realtà simile a quello che lei, l’anno dopo, avrebbe voluto leggere in quel foglietto tremendamente piccolo, che però ormai racchiudeva gran parte di lei…

 

 

 

 

postato da: mac89 alle ore 21:16 | Permalink | commenti (34)
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lunedì, 08 ottobre 2007

Palazzo in fondo ad una famosa via… portone verde famigliare perché già valicato altre volte in occasione di cene tutti insieme… scale... su scale... su scale... su scale… per arrivare ad una piccola mansarda con tetto a spiovente… sui muri tanti cartelloni degli anni passati… disegni… scritte… indizi…

Tento di azzeccarne qualcuno ma non è così semplice… Fox mi prende in giro e mi picchia con un elastico

Sul pavimento nessuna sedia… tanti cuscini rossi, grandi e piccoli, da una parte e dall’altra della stanza…

(Che bello… questa stanza ha un qualcosa di intimo… è il luogo migliore in cui parlare tra noi… Sì… Guarda, tutti i cartelloni… Davvero io faccio parte di tutto questo ora?)

 

Un bigliettino in un bicchiere… Lombrico.

Un bigliettino con su scritto un numero… 2.

Divisi in due squadre… (accidenti, proprio come al campo!)

 

Prima prova, Giulas vs Cri: sul pavimento quattro piccole candele abbastanza vicine, due da una parte e due dall’altra… una pallina arancione e due cannucce… Chi soffiando, nel tempo stabilito, riesce a fare più goal tra le due candele vince… Via! 1-0 per loro… 2-0 per loro… (accidenti!)...2-1 per loro…(dai …) … 2-2 (pari!)… 3-2 per noi (vittoria!) Vincitore: Cri

 

Seconda prova, Uga vs Pina!: sedute sul pavimento, gambe distese, appoggiate al muro senza barare… chi, con il sole movimento dei glutei riesce ad arrivare per prima dall’altra parte della stanza, prendere un cordino e rispondere esattamente alla domanda che viene posta vince! (Ecco, ovviamente a me il gioco con domande!)

Chi è la consigliera della sicurezza di Bush?(Sarà lei? Ma sì che è lei! Mannaggia!) Come si chiama il chitarrista di Vasco Rossi? ( Guarda caso una domanda su Vasco…strano! Eheheh!)

Come si chiama la fidanzata di topolino? (Mitica Ale!)

Chi è il presidente della Francia? (La so!)

Qual è il vecchio nome di Myanmar? (Mmm… Birmania… no… che brutta figura…) Risposta: Birmania! ( Ma dai!)

Come si chiama la fidanzata di Diabolik? ( La so!)

Come si chiama il ponte sotto cui è morta Lady Diana? (Non ricordo…)

Risultato di una partita di calcio ( Ma che ne so :-(… )

Chi è il ministro della pubblica istruzione? (Arrivo!)

Nella canzone “siamo soli noi”… ma quali santi ed… ( La so! Arrivo! Mannaggia, la Uga mi ha battuta!)

Mille gomitate (Uga, non l’ho fatto apposta, giuro... Mi sono anche tolta le scarpe dopo!)… Mille risate a crepa pelle…

Vincitore: Uga (Brava Uga… sportivamente accettoJ ti voglio bene )

 

 

Terza prova: Simo vs Matte: due ragazzi bendati… un bel giretto per le sale e poi… Chi trova per primo, senza suggerimento di nessuno, la pallina arancione vince! Cominciano le comiche… (fortissimi…fortissimi!)… prima craniata di Matte nella panchina! Grandissime risate sincere da parte di tutti… ( Che forti… io lo sapevo che mi sarei divertita… ne ero sicura ma fino all’ultimo ero sempre troppo timorosa…e poi chissà perchè… Guarda, la Vale mi sta abbracciando… le voglio così bene… La Uga a e la Giulas ridono come matte… Matte e Simo non capiscono più nulla… La Ale sta ridendo anche lei… Guarda, Fox ha una mano sul viso per trattenere le risate… sta persino piangendo… non l’ho mai visto ridere così…)

“Ma chi è? Cos’è sta cosa? Ah, è la tua gamba!”

“Mannaggia ‘sti cosi!”... tutti i cuscini per terra e la pallina ancora al suo posto!

Vincitore: Simo

 

 

Quarta prova, Vale vs Niccolò: palazzo di quattro o cinque piani… Correre alla fine di ogni piano … chi trova per primo 5 cinque foglietti, bianchi ed arancioni, e li porta di nuovo qui, all’ultimo piano, uno alla volta, per poi consegnarlo alla squadra che provvederà ad anagrammare le lettere…vince!

La faccia della Vale è eloquentissima… (No…povera Vale!)… Via! Primo foglietto… una N… secondo foglietto… una U… terzo foglietto… una O… quarto foglietto… un’altra N…

L’altra squadra compone prima la parola ma manca un foglietto…. Che la Vale, ormai stremata e sudata, prontamente trova e porta al suo gruppo, che vince! La parola è UNIONE.

Vincitore: Vale (Brava tesoro!)

 

 

Prova finale per decretare i vincitori: una stanza con una piccola rete in mezzo… le due squadre sedute a terra da parte opposte… dieci palline da tennis per uno da tirarsi… chi riesce a buttarne dall’atra parte il maggior numero in un minuto e mezzo vince!

(Ahia! Un pallina nel collo!... guarda come si sdraiano sul pavimento... e guarda come ridono la Ale e Fox... Manca poco… ma dov’è la pallina? Ehi, ma qui ce n’è un’altra! Caspita, che casino!)

STOP!

5-13 palline per noi.

(vittoria!... accidenti però… che male al ginocchio… ehi, ma i miei pantaloni sono bucati! Eheheheh!)

 

 

Squadre divise con dei foglietti in mano… tutti giù per le scale verso il pianoterra… una stanza un po’ più grande di quella dell’ultimo piano… tutta dipinta e colorata… sui muri dei disegni e della mani...alcune foto di bambini e le loro firme…per terra dei coriandoli… in alto, sul soffitto, un angelo guarda curioso verso il basso...

“ Visto che quest’anno siamo un po’ di più, vorremmo che questa fosse la nostra nuova sala riunione ma necessita di qualche modifica… Chi ci sta a ristrutturarla dica Lo Voglio!”

Coro unanime.

“Abbiamo già delle idee sugli argomenti da affrontare durante l’anno ma sarebbe bello se qualcuno lo proponeste voi… Sapete poi della scatola dei desideri in cui ognuno di voi può mettere un bigliettino con sui scritto una cosa che vorrebbe vedere realizzata… Pensateci”

 

A lunedì!

 

Vi voglio bene… tanto…

 

AMICO

 

Abitudine

così radicata

Che il senza

  È semplicemente

  Non concepibile

 

postato da: mac89 alle ore 21:11 | Permalink | commenti (7)
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sabato, 06 ottobre 2007

Era da tutta la settimana che aspettavo con impazienza la serata di ieri… Non è successo niente di particolare ma talvolta le cose più piccole e scontate sono davvero quelle che lasciano un segno maggiore… Me ne convinco ogni giorno sempre più, dopo le esperienze vissute di recente…

Ad ogni modo la serata di ieri è stata speciale per due motivi principali…uno collegato al tema della stessa e l’altro riguardante le “nuove” amicizie che mi avvolgono completamente come in un caldo abbraccio da un po’ di tempo e delle quali ho già parlato tanto… ma sembra non bastare mai.

“Fratellino… sono felice per te”

Le parole di un uomo qualunque, anche se albanese, venuto in Italia in compagnia del fratello per cercare lavoro ed assicurarsi un avvenire.

Un Viaggio stancante e pieno di speranze, anche se accarezzato da un velo di timore e malinconia.

L’arrivo in un paese diverso, in una realtà nuova anche se non totalmente differente come quasi sempre si pensa…