I puzzle sono oggetti strani… a chi sarà venuto in mente di spezzare l’armonia di un’immagine o di un viso in tantissimi pezzi?
C’è stata una ragione precisa o tutto è avvenuto per caso?
Magari un bambino, giocando col suo fare spensierato, ha rotto una semplice pagina e sua madre, nel tentativo di rincuorarlo, ha cercato di ricostruire il tutto facendogli capire che nulla è perduto…
O forse a qualcuno, in un certo momento della sua vita, è venuta la bizzarra idea di creare qualcosa di nuovo… qualcosa per cui valesse la pena impegnarsi se si voleva veramente giungere ad una conclusione.
La verità è che non so nulla di questo argomento e in questo momento non voglio nemmeno saperlo. Ho solo bisogno di sfogarmi e lasciar correre la mia immaginazione…
La cosa più bella dei puzzle è che ogni singolo pezzo non è in accordo con tutti gli altri bensì con alcuni, pochi, prescelti… ogni ansa si lega alla sua speculare e a nessun altra…
Quante volte sembra che tutto sia a posto… In quella miriade di pezzi si riesce a scorgerne uno che in particolare attira la nostra attenzione, che si distingue dagli altri… per la sua forma, per il colore, per un particolare dettaglio presente su un angolo…
E poi, anche solo accostandolo ad un’altra piccola formina ad esso simile, ci si accorge che non è quello che stavamo cercando. E’ il pezzo sbagliato.
Ma d’altronde che importa? Ci sono tantissime altre possibilità per riprovare.
Proprio come nella Vita.
E’ meraviglioso osservare come tante piccole entità si uniscano per costituirne una sola…
Ogni paesaggio racchiude una bellezza intrinseca: è così per una bella foto come per le tipiche montagne innevate o le distese di sabbia e acqua cristallina. Ma credo che alcuni scorci siano capaci di trasmettere qualche sensazione in più.
Qualche giorno fa ad esempio… Girovagando per gli alti scaffali di un negozio ho subito notato alcune fotografie di paesaggi di mare e di montagna ma fin dal primo momento, nonostante la meraviglia iniziale, ho capito che per me tutto quello non era abbastanza perché desideravo qualcosa di più. Non per il fatto di distinguermi dagli altri, ma per il semplice motivo che, osservando quel puzzle che poi sarebbe finito sulla parete della mia camera, avrei voluto sentire qualcosa… quel qualcosa che altri paesaggi, ne ero sicura, non avrebbero potuto darmi.
E così è stato infatti.
Quel paesaggio inglese dipinto con tanta leggiadria mi ha colpita fin da subito: le casette e il piccolo ponte in pietra, uniti a quel cielo macchiato di giallo e violetto, comunicavano un’atmosfera di calore e mistero.
Era bellissimo davvero.
Ma nonostante ciò, quella non è stata la mia scelta.
Vicino a lui vi era un altro puzzle, un dipinto dello stesso autore con le medesime caratteristiche tecniche.
Il soggetto però era differente… un giardino.
Un giardino con vicino un viale di pietra… fiori coloratissimi di tutte le forme e qualità ai lati del quadro a fare da contorno… e proprio sullo sfondo un piccolo cancello…
Se il puzzle di prima comunicava una sensazione di mistero, questo costituiva un vero e proprio enigma…
Un piccolo cancello aperto sull’ignoto.
Non si riusciva a distinguere chi o cosa esso racchiudesse tanto era fitta ed impenetrabile quella sottile foschia… ed è stato proprio questo dettaglio ad attirarmi sempre più e a convincermi a scegliere proprio quel dipinto, in mezzo ai tanti altri che avevo visto.
Penso che quell’atmosfera di mistero, attesa e curiosità mi si addica davvero.
Una sola foglia sa donare un po’ di ombra… Devo tirarmi su, sto semplicemente danzando la Vita.